ISCHIA, FOLLIA A CAVASCURA PARETE DI TUFO SVENTRATA PER METTERCI UN ASCENSORE

La spiaggia dei Maronti è da tempo interessata da un’intensa opera di trasformazione edilizia che sta progressivamente trasformando una baia incantevole in un inferno di cemento.
A seguito di segnalazione arrivata al nostro gruppo con tanto di foto che si allegano ci siamo recati presso la foce di Cavascura nel Comune di Barano d’Ischia ed abbiamo verificato la presenza di copioso materiale di risulta depositato sul letto dell’alveo naturale.
Oltre alle consuete brutture di cemento armato che stanno volgarizzando pesantemente una zona ad altissimo pregio naturalistico, vi sono persino trafori nella parete tufacea di ampie dimensioni, uno dei quali contiene addirittura un ascensore che non è ben chiaro se in funzione o meno. La cosa assurda è che si tratta di un alveo naturale che serve al deflusso delle acque e nei mesi piovosi può trasformarsi in un vero e proprio torrente con una grossa portata d’acqua. L’ascensore ha accesso proprio sull’alveo naturale del canalone.
Sono oltretutto visibili grossi quantitativi di materiale scavato che sono stati stesi sull’alveo del canalone. Tutto ciò mentre paradossalmente si elogia in alcuni articoli il colore turchese della Baia dei Maronti riconducendolo a giochi di correnti e limo, mentre a nostro modesto avviso, tale colore è dovuto alla massa enorme di materiale inerte polveroso che viene scaricato nei canaloni che hanno naturale sbocco in mare.
Abbiamo provveduto a segnalare al Comune di Barano nella figura del Sindaco, dell’Ufficio Tecnico e della Polizia Municipale, la presenza di questi lavori nella foce di Cavascura, chiedendo la verifica della legittimazione urbanistica e della presenza dei necessari pareri per lavori che a noi appaiono assurdi, inaccettabili in un’area così delicata anche sotto il punto di vista idrogeologico oltre che di grandissimo pregio naturalistico.

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Indagine del M5S Ischia su Nitrodi e Olmitello (2007-2010)

2010 – Seconda Parte


I lavori eseguiti presso il Canale di Nitrodi, come dimostrato dal preventivo linkato, consistono nella posa di tubature che incanaleranno le Acque che dalla fonte di Nitrodi naturalmente defluiscono verso il mare e finiscono nella Baia dei Maronti attraverso la foce dell’Olmitello per evitare che nel tragitto l’acqua si carichi di fango.
La logica alla base di tale scelta è molto semplice: Secondo l’Amministrazione Baranese i problemi che riguardano l’acqua dei Maronti sono riconducibili al torbido causato dal trasporto in mare di materiale fangoso ad opera del ruscello che da Nitrodi defluisce verso i Maronti.

Modificare l’assetto naturale di un ambiente umido è un intervento incisivo e radicale che potrebbe avere effetti imponderabili sull’assetto idrogeologico della zona, e sarebbe sicuramente fatale per le specie vegetali ed animali che ancora vivono l’area. In particolare, i torrenti di acqua dolce dell’Isola sono l’habitat di anfibi come il rospo smeraldino, protetto dalla Convezione di Berna per la Salvaguardia della fauna minore e dalla direttive CEE 92/43 a difesa delle specie vegetali ed animali di interesse comunitario, esponendosi l’intervento comunale a potenziali condanne da parte della Corte di Giustizia Europea.

L’intervento del Comune potrebbe rivelarsi poi molto dannoso in una prospettiva futura, non intervenendo sul problema della depurazione, ma semplicemente spostandolo a monte con gravi danni all’Ambiente in una una zona – quella dell’alveo di Nitrodi sino all’Olmitello — ad elevato pregio naturalistico, paesaggistico, geologico, storico ed archeologico.

Queste zone rappresentano infatti uno degli ultimi siti in cui si può ritrovare l’unica specie di anfibio delle isole flegree, il Rospo Smeraldino (Bufo viridis) e l’isola d’Ischia detiene il primato di essere l’unica isola flegrea ad ospitare le ultime popolazioni di tale anfibio.

A riprova di ciò uno studio pubblicato da Vivara Onlus — Amici delle Piccole Isole e che è risultato in un libro, consultabile online, dal titolo “L’isola dei Rospi”.

Il Rospo Smeraldino è protetto: * dalla convenzione di Berna per la salvaguardia della fauna minore – Appendice II * dalla “Direttiva Habitat” (92/43/CEE del 21/05/92; G.E.CEE N:L: 206/7 del 25/07/92) – Allegato IV (Specie Animali e Vegetali di Interesse Comunitario che Richiedono una Protezione Rigorosa)

Si rende noto che recentemente l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia Europea proprio per il non rispetto dell’Art. 6 comma 2 della Direttiva Habitat 92/43/CEE che si applica alle zone Natura 2000 nello specifico per il sito sardo «Is Arenas» nella provincia di Oristano.
Ci auguriamo che per la trascuratezza di pochi non si venga a creare analoga situazione.
Anche l’Isola d’Ischia è una zona Natura 2000 e quindi anche ad essa si applica la Direttiva Habitat il cui Art. 6, ai commi 2 e 3, recita:

2. Gli Stati membri adottano le opportune misure per evitare nelle zone speciali di conservazione il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie nonché la perturbazione delle specie per cui le zone sono state designate, nella misura in cui tale perturbazione potrebbe avere conseguenze significative per quanto riguarda gli obiettivi della presente direttiva.

3. Qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, forma oggetto di una opportuna valutazione dell’incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Alla luce delle conclusioni della valutazione dell’incidenza sul sito e fatto salvo il paragrafo 4, le autorità nazionali competenti danno il loro accordo su tale piano o progetto soltanto dopo aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà l’integrità del sito in causa e, se del caso, previo parere dell’opinione pubblica.

Siamo altresì dell’opinione che qualsiasi tipo di lavori che riguardi un bene di pubblico demanio come i corsi d’acqua naturali debbano essere preventivamente pubblicizzati e oggetto di confronto. La natura non è sempre soggetta a calcoli di mera ingegneria, ma anche a valutazioni di tipo sociale e di pubblica fruibilità, valutazioni da tenere in considerazione nelle corrette sedi decisionali, che ribadiamo appaiono non essere quelle di una semplice Giunta Comunale vista l’importanza del sito.

Questo che segue è il link al preventivo dei lavori per intubare le Acque di Nitrodi:
http://www.meetup.com/amicigrilloisch…

2007 – Prima Parte

(articolo del 27 luglio 2010)

Autunno 2007 – Alcuni esponenti degli “amici di Beppe Grillo dell’Isola d’Ischia”, oggi “MoVimento 5 Stelle” o M5S, si interessano, dopo diverse segnalazioni, al fenomeno dell’inquinamento della foce di Olmitello (Maronti) direttamente collegata al corso d’acqua proveniente dalla Fonte Termale di Nitrodi (Primo Insediamento Greco in Occidente). Un ecosistema sviluppatosi principalmente grazie ai nutrienti trasportati a valle dall’acqua termo minerale che proviene dalla soprastante Nitrodi e che ospita una specie rara e super protetta dalla Convenzione di Berna: Il Rospo Smeraldino.

L’escursione ha rivelato una realtà angosciante di scarichi fognari domestici provenienti dall’agglomerato urbano di Buonopane e Candiano che, anche e soprattutto attraverso la CONDOTTA PLUVIALE PUBBLICA o direttamente dai costoni, si riversano nella cava dando vita ad un surreale paesaggio costellato di rivoli e cascatelle di acqua lercia e puzzolente, carica di schiuma che scorre in un letto di rifiuti domestici e risulta dell’edilizia privata (presumibilmente abusiva) e pubblica (visivamente mal eseguita).

Lo sconcerto si è avuto nel rendersi conto che il “Rio della Vergogna” ad un certo punto nel suo scorrere verso il mare si immette nel ruscello di Nitrodi, dalla portata maggiore e soprattutto costante, trasformandolo incolpevolmente nel mezzo che veicola le acque del “Rio della Vergogna” fino alla gola di Olmitello (dove fino ad una ventina di anni addietro – epoca della costruzione della condotta pluviale – ci si faceva la doccia) attraverso la quale giunge direttamente a Mare con tutto il suo carico di inquinanti con il risultato di averne già fortemente compromesso l’ecosistema e modificato l’ambiente.

Il M5S è propenso all’idea che le acque che inquinano Olmitello e con esso contribuiscono ad inquinare l’intera Baia, non siano da attribuire alla fonte di Nitrodi ma al collettore fognario (anche se senza depurazione non si dovrebbe poter parlare di fogne) posto sotto il parcheggio asservito allo stabilimento termale.

Comunque sia, alla fine di questa passeggiata rivelatrice, il gruppo decide di ritornare dopo tre anni sulla scena della vergogna. Lo farà ad inizio estate 2010, in occasione di un progetto le cui modalità e procedure di esecuzione, sia decisionali che realizzative, suscitano molti interrogativi negli animi del M5S.

Ma questo è un altro capitolo della storia che sarà anch’esso proposto sul nostro canale YouTube (amicigrilloischia).

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