Garofalo sulla centrale geotermica: “Timori legittimi, ma nessun rischio per le acque termali”

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Intervista al geologo Bartolomeo Garofalo

Quando il gruppo di Ischia Forum ha cominciato ad interessarsi alla vicenda della centrale geotermica sull’isola d’Ischia, erano due i principali dubbi legati al progetto: la sismicità indotta/innescata e il depauperamento delle falde termali. Per quanto riguarda il secondo punto abbiamo, prima di tutto, speso non poche parole a sottolineare come, di fatto, le risorse termali non sembrano affatto essere una ricchezza per l’intera isola d’Ischia, bensì per i soli operatori termali che, peraltro, pagano canoni alla Regione Campania che definire irrisori è ancora un eufemismo. Era evidente per noi che se l’alimentazione della centrale andava ad influire sui livelli delle falde termali, il progetto sarebbe stato un disastro per l’economia isolana. Ma quando abbiamo cominciato a studiare la documentazione relativa alla VIA, abbiamo letto pubblicazioni scientifiche grazie al contributo di geologi e geofisici in possesso di decine di pubblicazioni scientifiche, abbiamo sentito una geologa di Casamicciola, attualmente docente presso l’università di Santiago del Cile, ci siamo resi conto che quello delle falde termali era un falso problema. Del resto anche chi ha scritto le relazioni depositate per la VIA si è posto subito questa domanda. Gli studi che furono effettuati dalla SAFEN dimostrarono chiaramente che per quanta acqua si pompasse dai pozzi, il livello delle falde, che veniva controllato nei cosiddetti “pozzi spia”, non accennava a diminuire, se si fa eccezione per la naturale oscillazione stagionale (la falda si innalza a seguito di eventi piovosi e si abbassa a seguito di periodi secchi). Questi studi sono stati condotti per anni, non per poche settimane o mesi, e i risultati ottenuti erano già sufficienti a comprendere che il problema del depauperamento delle falde termali non si poneva nemmeno.
Tuttavia il progetto attuale prevede di “pescare” l’acqua a circa 800 m sotto il livello del mare. Come mai questa scelta? Si è preferito attingere alle falde più profonde proprio per mettersi in condizioni di estrema sicurezza. Il sistema idrogeologico dell’isola d’Ischia è costituito, secondo autorevoli studi pubblicati su riviste scientifiche nazionali e internazionali, da una serie di falde sovrapposte: vale a dire che se immaginassimo di scavare un pozzo profondo 2000 metri a partire da Piano 13, questo pozzo incontrerebbe tante acque di qualità diverse, l’una sopra l’altra, separate da strati di roccia relativamente impermeabile. L’acqua che viene sfruttata per scopi termali, si trova negli strati più superficiali ed è l’effetto, in parole molto povere, della condensazione dei vapori provenienti dalla profondità: il vapore proveniente da 2000 m di profondità sale attraverso le fratture e i pori delle rocce e quando arriva più in superficie, per effetto della diminuzione di pressione, torna allo stato liquido e va ad alimentare le varie sorgenti captate dagli innumerevoli stabilimenti termali. L’acqua che interessa alla centrale, invece, si trova molto più in basso e per giunta viene pure reimmessa nel sottosuolo una volta che è stata utilizzata. Si badi che l’acqua viene addotta SOLO in fondo ai pozzi di emungimento e viene reiniettata SOLO in fondo al pozzo di reiniezione. E’ fisicamente impossibile, quindi, l’acqua necessaria al funzionamento della centrale si mescoli con quella sfruttata per il termalismo. E’ incredibile che decine di anni di ricerca scientifica sull’isola d’Ischia vengano scarsamente considerate in questo dibattito.
Sorprende che a soli 3 giorni dalla scadenza del periodo di valutazione della VIA l’Unione Industriale di Napoli, Confindustria Federteme, Confindustria Campania, i consigli comunali dell’isola d’Ischia si prodighino a far sapere che si opporranno con tutte le loro forze a questo sciagurato progetto. Ma quello che sorprende ancora di più è la chiara evidenza che tutte queste persone non hanno speso un solo minuto del loro tempo a studiare il progetto. Pure abbiamo offerto a tutti la possibilità di documentarsi in modo equilibrato, sfruttando il lavoro e il tempo che qualcun altro ha fatto per loro, ma nemmeno questo sforzo è servito.
“I siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti: la loro vanità è più forte della loro miseria, ogni intromissione di estranei sia per origine sia anche, se si tratti di Siciliani, per indipendenza di spirito, sconvolge il loro vaneggiare di raggiunta compiutezza, rischia di turbare la loro compiaciuta attesa del nulla”. [G. Tomasi di Lampedusa].

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