Rischio vulcanico e piani di evacuazione per Ischia? Facciamo chiarezza!

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Una delle peculiarità dell’isola d’Ischia è l’incredibile concentrazione in pochi Km quadrati di diverse tipologie di territori. Si passa dalle spiagge alla collina, dai calanchi alle scogliere a picco sul mare, dai pendii terrazzati alle incisioni pressoché verticali con corsi d’acqua sul fondo. Purtroppo la scarsa manutenzione del territorio sta minando nel profondo la stabilità dei versanti, sia quelli che affacciano direttamente sul mare che quelli a mezza costa. Basti citare il lungomare di Forio che sta letteralmente franando un pezzo per volta, o il costone che insiste sulla strada del Castiglione o, ancora, la recente frana nel comune di Serrara Fontana che ha provocato l’interruzione del traffico veicolare lungo la Strada Provinciale.

E’ ben nota l’origine vulcanica dell’isola, sebbene talvolta qualcuno dimentica che i meccanismi che hanno portato alla nascita e poi all’evoluzione di Ischia sono completamente diversi da quelli che caratterizzano altre isole vulcaniche come Stromboli, Vulcano, per rimanere in Italia, o le Hawaii se vogliamo citare un esempio all’estero. Ischia non ha un vulcano centrale ma tanti piccoli centri eruttivi diffusi sia a terra che a mare. L’ultima eruzione si verificò nel 1301. Dopo quell’evento, non si registrarono altre eruzioni. Gli studi geofisici e le osservazioni da satellite, dimostrerebbero che il corpo magmatico, presente a circa 2 Km di profondità sotto il livello del mare, è in raffreddamento. Questo fa pensare che le probabilità che l’isola conosca una nuova fase eruttiva siano estremamente basse. Ben più concreto è il rischio sismico.

Il rischio può essere espresso dalla formula: Rischio = Pericolo x Magnitudo. Il rischio quindi è dato dal prodotto tra la pericolosità (la probabilità che un evento si verifichi in un determinato spazio/tempo) e la Magnitudo, cioè la gravità delle conseguenze dannose. Più alto è uno di questi due fattori, più grave sarà il rischio. Per esempio consideriamo la probabilità che avvenga una frana della stessa entità di quelle che hanno interessato Casamicciola o Monte Vezzi. Poiché gli eventi piovosi stanno fortemente assumendo caratteristiche tropicali (grandi quantità di precipitazioni concentrate in poco tempo) il pericolo di frana non potrà che aumentare. La Magnitudo in questo caso dipende dal valore esposto, ossia da quanti fabbricati, quante strade, quante infrastrutture e, soprattutto, quante persone vivono nel territorio potenzialmente interessato dalla frana. Ecco quindi che il Rischio avrà un valore molto alto in caso di frana in aree abitate.

Se consideriamo un evento sismico, che non sarebbe una novità a Ischia, il Rischio schizzerebbe alle stelle. Nel 1883 un terremoto tutto sommato di bassa magnitudo provocò più di 2000 morti a causa dei crolli che interessarono praticamente l’intero abitato di Casamicciola e di buona parte di quelli di Lacco Ameno e di Forio. Le strutture crollate avevano caratteristiche scarse da un punto di vista ingegneristico. Attualmente il rischio sismico è molto più alto rispetto al 1883 per due motivi: è aumentato il valore esposto sia in termini di abitanti che di infrastrutture e la qualità costruttiva di gran parte dei manufatti non è migliore di quella delle case crollate nel 1883. Dovremmo avere, quindi, grosse preoccupazioni non per eruzioni che quasi certamente noi, i nostri figli e i nostri pronipoti non vedranno, ma per frane e terremoti che inevitabilmente continueremo a registrare e di cui, purtroppo, quasi certamente saremo testimoni.

Che fare? Non possiamo intervenire sulle probabilità che un evento accada, ma possiamo ridurre il valore esposto. Ad esempio una regolare manutenzione del territorio potrebbe ridurre le aree potenzialmente interessate dalle frane. Una verifica sismica per lo meno di tutti gli edifici scolastici e di quelle strutture che in caso di emergenza verranno utilizzate come primo ricovero e quartier generale, potrebbe garantire, in caso di emergenza, il regolare funzionamento della macchina dei soccorsi. E’ utopistico pensare di abbattere tutte le abitazioni non a norma o non staticamente sicure. Ma andrebbe fatta una campagna di informazione per far conoscere il rischio a tutta la cittadinanza. Le persone devono sapere che un giorno potrebbero trovarsi a vivere una situazione di emergenza e devono sapere come comportarsi.

 Ecco quindi che un piano di emergenza che coinvolga l’intera isola d’Ischia sarebbe quanto meno auspicabile. Un piano di emergenza, si badi bene, è ben diverso da un piano di evacuazione. L’evacuazione è un’operazione che interessa una larga parte della cittadinanza di un’area nel momento che precede l’arrivo di un evento catastrofico. Va da sé che l’evento catastrofico in questione è uno di quelli che possono essere previsti, come un’eruzione vulcanica o uno tsunami. Le frane e i terremoti colpiscono all’improvviso, quindi il piano di emergenza deve necessariamente puntare alla gestione delle fasi successive all’evento stesso. Le professionalità interne all’organico comunale di tutti e sei i centri abitati di Ischia sono perfettamente capaci di mettere assieme un documento in cui venga illustrato un piano di emergenza, ossia la descrizione delle fasi successive ad un evento naturale che potrebbe colpire parte della popolazione dell’isola. Definire i centri di raccolta, i punti di ricovero, le funzioni degli operatori sanitari, dei trasporti, sono cose che andrebbero pianificate ora. Non si può far finta di vivere in un’area geologicamente tranquilla. Bisogna accettare il fatto che la straordinaria bellezza dell’isola d’Ischia può nascondere un pericolo altrettanto straordinario, ma le amministrazioni possono e devono agire per cercare di ridurre il rischio.

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