Indagine del MoVimento 5 Stelle Ischia – Nitrodi e Olmitello – Prima Parte (2007)

Autunno 2007 – Alcuni esponenti degli “amici di Beppe Grillo dell’Isola d’Ischia”, oggi “MoVimento 5 Stelle” o M5S, si interessano, dopo diverse segnalazioni, al fenomeno dell’inquinamento della foce di Olmitello (Maronti) direttamente collegata al corso d’acqua proveniente dalla Fonte Termale di Nitrodi (Primo Insediamento Greco in Occidente). Un ecosistema sviluppatosi principalmente grazie ai nutrienti trasportati a valle dall’acqua termo minerale che proviene dalla soprastante Nitrodi e che ospita una specie rara e super protetta dalla Convenzione di Berna: Il Rospo Smeraldino.

L’escursione ha rivelato una realtà angosciante di scarichi fognari domestici provenienti dall’agglomerato urbano di Buonopane e Candiano che, anche e soprattutto attraverso la CONDOTTA PLUVIALE PUBBLICA o direttamente dai costoni, si riversano nella cava dando vita ad un surreale paesaggio costellato di rivoli e cascatelle di acqua lercia e puzzolente, carica di schiuma che scorre in un letto di rifiuti domestici e risulta dell’edilizia privata (presumibilmente abusiva) e pubblica (visivamente mal eseguita).

Lo sconcerto si è avuto nel rendersi conto che il “Rio della Vergogna” ad un certo punto nel suo scorrere verso il mare si immette nel ruscello di Nitrodi, dalla portata maggiore e soprattutto costante, trasformandolo incolpevolmente nel mezzo che veicola le acque del “Rio della Vergogna” fino alla gola di Olmitello (dove fino ad una ventina di anni addietro – epoca della costruzione della condotta pluviale – ci si faceva la doccia) attraverso la quale giunge direttamente a Mare con tutto il suo carico di inquinanti con il risultato di averne già fortemente compromesso l’ecosistema e modificato l’ambiente.

Il M5S è propenso all’idea che le acque che inquinano Olmitello e con esso contribuiscono ad inquinare l’intera Baia, non siano da attribuire alla fonte di Nitrodi ma al collettore fognario (anche se senza depurazione non si dovrebbe poter parlare di fogne) posto sotto il parcheggio asservito allo stabilimento termale.

Comunque sia, alla fine di questa passeggiata rivelatrice, il gruppo decide di ritornare dopo tre anni sulla scena della vergogna. Lo farà ad inizio estate 2010, in occasione di un progetto le cui modalità e procedure di esecuzione, sia decisionali che realizzative, suscitano molti interrogativi negli animi del M5S.

Ma questo è un altro capitolo della storia che sarà anch’esso proposto sul nostro canale YouTube (amicigrilloischia).

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METTITI IN MOVIMENTO. Lo Staff

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Minacce e Carabinieri contro i cittadini che volevano riprendere il Consiglio Comunale

immagini riprese da una telecamera  posizionata su una sedia

– OPERAZIONE FIATO SUL COLLO –

E’ l’intolleranza nei confronti di cittadini informati e desiderosi di informarsi ed informare. E’ l’abitudine a non avere controlli e controllori, considerando il bene comune come se fosse un giocattolo regalato con l’investitura elettorale.

E’ anche e sicuramente una buona dose di prurigine permalosa e caratteriale che porta ad inquadrare il diritto innegabile dei cittadini a riprendere una seduta pubblica come intromissione indebita, maleducata e non autorizzata. Ma è anche purtroppo la violenza tipica di personaggi che non possono e non devono permettersi in qualità di personaggi pubblici di rivolgersi nei confronti dei cittadini con toni minacciosi e di acuta violenza.

Queste sono state le cause dell’assurdo impedimento ad opera del Sindaco di Barano d’Ischia  di riprendere la seduta Consiliare da parte dei cittadini del Movimento 5 Stelle Isola d’Ischia.

L’Operazione “Fiato sul Collo” è la semplice ripresa delle sedute del Consiglio Comunale che per definizione e per legge sono momenti PUBBLICI, aperti al pubblico accesso. Essa  non ha un fine di opposizione o di disturbo, ma sono solo ed esclusivamente il controllo che i cittadini compiono nei confronti dei Consiglieri Pubblici nel Loro operato.

Molti Comuni e molte sedute istituzionali nazionali già prevedono la possibilità di ripresa tramite webcam consentendo ai cittadini di seguire da casa i lavori consiliari.

La possibilità di ripresa audiovisiva della seduta Consiliare è prima di tutto una conseguenza naturale e necessaria del principio di trasparenza ed imparzialità sul quale si deve improntare tutta l’attività amministrativa così come stabilito dalla Costituzione all’art. 97 ed ampiamente confermato dalla dottrina e dalla giurisprudenza amministrativa al riguardo. A ciò si aggiungano i pareri motivati ed autorevoli espressi dall’Autorità Garante della Privacy, che hanno ampiamente consentito la diffusione sia a mezzo Tv che tramite Internet delle sedute del Consiglio Comunale, all’unica condizione di avvertire  i presenti che vi saranno riprese audio-visive  e con il divieto di diffondere dati sensibili riguardanti la salute dei presenti. Questo anche contro il consenso dei Consiglieri.

Tali prerogative sono state rispettate con la preventiva diffusione nella Sala Consiliare di una comunicazione che ai sensi del L. 675/1996 (trattamento dei dati personali) e dei pareri espressi dal Garante della Privacy in ordine alla ripresa dei Consigli Comunali, assolutamente non vietata. Al riguardo solo il regolamento comunale potrebbe statuire diversamente, ma nulla è stabilito nel regolamento comunale baranese. Loro non molleranno Noi neppure.

PARERE DEL GARANTE PER LA PRIVACY SULLA PUBBLICAZIONE VIA INTERNET DEI CONSIGLI COMUNALI

Fonte: http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1519128

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Domani 19 Luglio saranno presentate oltre un milione e 400mila firme Condividi


DIRETTA DA PIAZZA NAVONA

Domani saranno presentate oltre un milione e 400mila firme certificate alla Corte di Cassazione, in una giornata che si preannuncia come una bellissima festa per celebrare un primo grande risultato raggiunto dal movimento per l’acqua bene comune.
Ricevute le firme, la Corte di Cassazione dovrà verificare la regolarità formale di almeno 500.000 fra quelle che le verranno consegnate. Ciò fatto, dovrà trasferire il dossier alla Corte Costituzionale, chiamata a verificare l’ammissibilità dei tre quesiti ai sensi dell’art.75 Cost.
Questa disposizione che disciplina il nostro più importante istituto di democrazia diretta prevede non possano essere sottoposti a referendum le leggi «tributarie, di bilancio, di amnistia, di indulto e di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali».
Davanti alla Corte Costituzionale, che dovrebbe affrontare la questione nelle prime settimane del 2011, non si svolgerà un vero e proprio processo formale, come negli ordinari ricorsi di costituzionalità. In materia referendaria il rito è più informale, sebbene sia invalsa la prassi di accogliere le memorie presentate dai comitati promotori o da altri gruppi interessati e non si esclude possano essere ascoltati oralmente avvocati di parte o dello Stato.
In materia referendaria la Corte è pienamente sovrana del proprio rito, a conferma del ruolo quasi-legislativo e di alta discrezionalità politico-costituzionale che essa svolge, insieme al corpo elettorale rappresentato dai promotori, in quell’istituto di democrazia diretta che è il referendum. In questo giudizio ogni quesito è indipendente e viene valutato nel proprio merito specifico. Qualora uno o più referendum siano ammessi il successivo passaggio è quello della cosiddetta «indizione», un istituto che coinvolge nella scelta della data il Ministero degli interni e il Presidente della Repubblica. Il referendum dovrà essere indetto in una domenica compresa fra la metà di aprile e la metà di giugno del 2011 e sarà valido qualora vi partecipino il 50% più uno degli aventi diritto al voto.
Se, raggiunto il quorum, il numero dei «sì» dovesse essere superiore a quello dei «no», le disposizioni legislative oggetto di referendum verranno abrogate con effetto dalla data di pubblicazione dell’esito sulla Gazzetta Ufficiale.
Il referendum verrà rinviato di un anno qualora le Camere vengano sciolte, mentre non sarà effettuato se dovesse essere promulgata una legge che ne accoglie sostanzialmente il risultato proposto dai promotori o ancora nel caso in cui l’atto avente forza di legge contro cui esso viene promosso venga dichiarato costituzionalmente illegittimo dalla Corte Costituzionale.
Tutte e tre queste possibilità esistono concretamente nel caso dell’acqua bene comune dato, nei primi due casi, il clima politico rissoso (scioglimento Parlamento) e truffaldino (leggina scippo ad hoc). Inoltre, come noto, cinque Regioni hanno presentato ricorso contro la cosiddetta Legge Ronchi chiedendo l’integrale abrogazione dell’art 15. Certamente la decisione su queste cause, già iscritte al ruolo della Consulta, verrà calendarizzata prima di quella sui Referendum e nel caso di accoglimento dei ricorsi regionali il primo quesito verrà escluso.
Tale eventualità circoscriverebbe il lavoro di quanti fra noi stanno preparando la memoria di fronte alla Corte ai soli secondo e terzo quesito, che sono peraltro quelli maggiormente caratterizzanti la battaglia del Forum. Infatti l’abrogazione del solo Decreto Ronchi (primo quesito e quesito Idv) lascerebbe la situazione com’è oggi e quindi consentirebbe il mantenimento della logica privatistica ed aziendalistica nella gestione dell’acqua (eviterebbe cioè soltanto la grande svendita di fine 2011).

Sono invece il secondo e terzo quesito, rispettivamente sui «modelli di gestione» e sulla «remunerazione del capitale investito», a creare le premesse per un’autentica gestione dell’acqua come «bene comune», da governare fuori dalla logica del profitto e con strumenti informati alla logica della sola pubblica utilità e non a quella aziendalistica.
La presenza del secondo e del terzo quesito caratterizza la vera e propria «inversione di rotta» proposta dal Forum italiano movimento per l’acqua.

La presenza di questi due quesiti inoltre mi pare garantisca la battaglia referendaria in corso contro «colpi di mano» parlamentari volti a scippare il popolo sovrano del suo potere costituzionale di decidere direttamente ex art 75. Infatti non è neppure immaginabile che con questa maggioranza (e questa opposizione Pd, Idv) si possa approvare una legge che nello spirito riproduca quella di iniziativa popolare già proposta dai Forum o che comunque segni una radicale ripubblicizzazione del servizio idrico integrato.
Confideremmo quindi nella serietà della Corte Costituzionale che in un tal caso verrebbe immediatamente reinvestita della questione dai nostri comitati.
In ogni caso domani inizia una nuova fase. Essenziale è immaginare modi creativi di mantenere in strada la battaglia sull’acqua bene comune, per non disperdere il patrimonio inestimabile di attivismo e cittadinanza «viva» maturato in questi due mesi di raccolta firme.
Ci sono già tante ipotesi che si stanno discutendo e di cui i nostri lettori saranno puntualmente informati. Ma ogni nuova idea a tal proposito sarà benvenuta e speriamo ne arrivino molte anche tramite la posta o il sito del manifesto.

FONTE: Il manifesto, 18 luglio 2010

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